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Alcune pillole di storia sul Parmigiano Reggiano

Molti non sanno che quello che si chiama parmigiano reggiano altro non è che il frutto del lavoro dei monaci benedettini e cistercensi che già nel 1200 e nel 1300 organizzavano tra le provincie di Reggio Emilia e Parma la produzione di un formaggio a pasta dura che già il Boccaccio nel Decamerone descriveva come l’alimento che conosciamo oggi.

La nascita di questo sapore indelebile della cucina italiana nasce soprattutto dalla passione per il buon cibo di questi frati che in apposite strutture quadrangolari denominate Caselli, grazie all’abbondanza di pascoli grassi e verdi, all’abbondanza di acque sorgive e ad alla presenza di importanti saline nella zona di Salso Maggiore.

Il formaggio prodotto era una succulenta e ricca riserva alimentare, fonte di scambio e commercio. La sua composizione e la lavorazione in particolari caldaie rendevano questo alimento adatto a costituire una importante riserva di cibo, resistente al deperimento ed usufruibile in tutti i periodi dell’anno.

Il Parmigiano infatti con il passare del tempo non perdeva la sua ricchezza alimentare, ma al limite diventava più saporito con il passare del tempo. La differenza Tra un Parmigiano Reggiano di 12 mesi e uno di 30 mesi è data dal peso, più le forme stanno in stagionatura e più perdono peso ed acquistano in sapore. Esistono forme di con 100 mesi di stagionatura con un gusto incredibile! Alla fine del ‘200 il Frate Salimbene storico e forse un polemico sociologo dell’epoca, nelle sue “Cronache

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